Durante le mie esperienze come educatrice ho potuto constatare di persona la potenza del gioco. L'importanza relazionale nel confrontarsi ma anche nella condivisione dei giochi, l'utilità nell'imparare le prime regole sociali come l'attesa del poprio turno, il rispetto degli oggetti e il riporli al loro posto una volta terminato l'utilizzo. Quello che mi ha colpita particolarmente è stata un attività ludica nella quale si proponeva ad un gruppo di bambini che rientrano nella cosidetta fascia d'età dei "semidivezzi", un gioco di finzione dove veniva a loro richiesto di giocare a far "fare finta" di essere dei gelatai. Era sorprendente come riuscissero a simulare la situazione inventando il gelato chi con pezzi di carta, chi con pentolini di diversa dimensione ,chi prendeva delle tazzine e le riempiva di pezzi di stoffa colorati, simulando sia il momento della vendita (ovviamente nella possibilità dell'età) ma anche quella in cui si comprava, cambiando continuamente di ruolo.La mia attenzione si è soffermata sul comportamento di bambini più piccoli, che pur non avendo ancora sviluppato la capacità rappresentativa, assumevano atteggiamenti imitativi dei compagni. Questo conferma la forza che il gioco esercita sui bimbi, nonostante le diverse caratteristiche cognitive riesce a creare una situazione di interazione nel gruppo dei pari.
lunedì 20 febbraio 2012
La relazione nel gioco...
Durante le mie esperienze come educatrice ho potuto constatare di persona la potenza del gioco. L'importanza relazionale nel confrontarsi ma anche nella condivisione dei giochi, l'utilità nell'imparare le prime regole sociali come l'attesa del poprio turno, il rispetto degli oggetti e il riporli al loro posto una volta terminato l'utilizzo. Quello che mi ha colpita particolarmente è stata un attività ludica nella quale si proponeva ad un gruppo di bambini che rientrano nella cosidetta fascia d'età dei "semidivezzi", un gioco di finzione dove veniva a loro richiesto di giocare a far "fare finta" di essere dei gelatai. Era sorprendente come riuscissero a simulare la situazione inventando il gelato chi con pezzi di carta, chi con pentolini di diversa dimensione ,chi prendeva delle tazzine e le riempiva di pezzi di stoffa colorati, simulando sia il momento della vendita (ovviamente nella possibilità dell'età) ma anche quella in cui si comprava, cambiando continuamente di ruolo.La mia attenzione si è soffermata sul comportamento di bambini più piccoli, che pur non avendo ancora sviluppato la capacità rappresentativa, assumevano atteggiamenti imitativi dei compagni. Questo conferma la forza che il gioco esercita sui bimbi, nonostante le diverse caratteristiche cognitive riesce a creare una situazione di interazione nel gruppo dei pari.
giovedì 9 febbraio 2012
Cambiando ruolo si impara....
Dal secondo anno il bambino atttraverso il gioco di finzione è in grado di astrarre delle regole che poi userà sul piano dell'adattamento della realtà. Il piccolo infatti durante l'attività ludica cambia continuamente di ruolo ovvero finge di essere la mamma,la nonna, la maestra oppure il fratellino minore imparando atteggiamenti e norme che gli permetteranno di comprendere maggiormante diverse situazioni . Questi continui passaggi sono dovuti alla necessità di sentirsi "come le persone grandi" "competenti" o semplicemente "coccolati".E' un momento fondamentale dove il bambino tramite rappresentazioni mentali impara ad adeguarsi a particolari circostanze e ad acquisire le prime regole sociali.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)
